Sabato 19 Ago 2017
Architettura

Castello di Lanciano

Il Castello di Lanciano, in Comune di Castelraimondo (Macerata), si erge maestoso, circondato da secolare parco, sulla sinistra del fiume Potenza, nelle adiacenze della S.P. 361 Prolaquense. Il sito di Lanciano subisce nel corso dei secoli tre fondamentali ristrutturazioni: tra il 1382 e il 1385, Giovanni da Varano promuove l'edificazione della rocca, compresa nell'Intagliata, caratteristica trincea di 12 Km scavata nel terreno e riempita di alberi per proteggere il confine Nord-Orientale della città di Camerino. Persa la funzione militare, Lanciano è trasformato da Giovanna Malatesta, nipote di Francesco Sforza e moglie di Giulio Cesare da Varano, nel 1489, in residenza signorile.

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Porta Molini

Descrizione

La porta, il cui nome deriva dalla prossimità dei mulini lungo il fiume Esino, è una delle due porte dell'ultima cerchia muraria di Matelica (1500), sopravvissuta, insieme a Porta Campamante, alle demolizioni ottocentesche. Realizzata in laterizi, è ad un unico fornice: arco a tutto sesto sovrastato da mensoloni aggettanti con caditoie per effettuate difesa piombante. Praticabile all'interno, presenta alcune finestre e una porta con accesso su Via Umberto I (Via Umberto I, n.83), realizzate successivamente. Copertura a doppio spiovente.

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Porta Campamante

Descrizione

La porta, già parte delle mura, presenta arco a tutto sesto. Copertura a spioventi provvista di due bombardiere frontali. A due fornici, uno carraio, l'altro pedonale (successivamente tamponato). Da un esame del paramento in mattoni si individuano i merli di cui era coronata la torre, sprovvista di apparato a sporgere. Dovendo la porta svolgere anche la funzione di fiancheggiamento dei tratti di cortina che da essa si dipartivano, dispone di quattro bombarde laterali, quella situata sul lato sinistro della torre, posta ad alcuni metri dal piano di calpestio, è andata parzialmente distrutta ed era deputata al tiro anti-scalata, quella sottostante per effettuare un tiro radente, non è più leggibile. Al lato opposto, con due analoghe bombardiere, era attrezzata la torre portaia che disponeva di due posterule laterali che si aprivano sul fossato che cingeva l'intero circuito murario. Sulla fronte sono ben visibili le sedi di scorrimento dei bolzoni del ponte levatoio. Una scala interna in metallo realizzata in tempi recenti conduce al livello superiore e permette l'accesso ad un vano praticabile a cui corrispondono finestre sulle due fronti principali e sul lato est.

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Fontana Maggiore

DATI ANALITICI

Descrizione Vasca di forma ottagonale circondata da due bassi gradini, all'interno della vasca sono collocate quattro statue di marmo e un pilastro quadrangolare a sorreggere il catino superiore dal quale zampilla l'acqua. La vasca è ornata da quattro statue in marmo, non di produzione locale, ma provenienti da Roma: rappresentano due tritoni, una sirena che cavalcano mostri marini e un'aquila che ghermisce un drago, quest'ultimi simboli della famiglia Borghese di cui era esponente Papa Paolo V, committente dell'opera. Sulle specchiature della vasca sono posti lo stemma di Papa Paolo V e stemmi cardinalizi, oltre ad un iscrizione con dedica al cardinale Scipione Caffarelli Borghese, prorettore della città di Matelica: La circondano pilastri di pietra calcarea uniti da barre metalliche.

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La Chiesa di Santa Maria Assunta

BENI ARCHITETTONICI
Coord. WGS84 N 43° 08' 47,05" E 12° 56' 58,38"
Quota: 511 mt

La Chiesa di Santa Maria Assunta
La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta fu ricostruita, nelle forme attuali, tra il 1887 ed il 1893 nella Piazza del Comune ed inaugurata, per la festa della Natività di Maria SS.ma, l'8 settembre 1893. In epoca medievale al suo posto si ergeva un'antica Pieve, sorta probabilmente intorno all'anno Mille, contemporaneamente alla nascita del Comune di Sefro, che rappresentava il più importante punto di riferimento per la popolazione sefrana. Non rimangono tracce delle antiche mura, ma le prime notizie certe della sua esistenza risalgono al 1333-1334, in occasione della raccolta delle Decime. Essa compare nell'elenco delle diocesi di Nocera del XV secolo e il suo ruolo centrale è testimoniato dal fatto che risultano legati alla Pieve molti ecclesiastici, sacerdoti di altre chiese del luogo.

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La Chiesa di San Tossano

BENI ARCHITETTONICI
Coord. WGS84 N 43° 08' 56,55" E 12° 58' 19,62"
Quota: 547 mt

La Chiesa di San Tossano
All'ingresso del paese di Agolla, vicino al piccolo cimitero, è collocata la Chiesa di San Tossano, alla quale si giunge percorrendo una breve salita. Per secoli ha svolto la funzione di chiesa parrocchiale e anche di cimitero ed è dedicata a San Tossano, un santo di cui si hanno poche notizie e al quale è dedicata solo un'altra chiesa ad Esanatoglia. Anche se l'edificio attuale sembra risalire al XV secolo, si hanno notizie già dal 12 gennaio del 1300, quando venne nominato un Gentile cappellano della chiesa di S. Tossano "de Avolla".

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La Chiesa della Madonna dei Calcinari

BENI ARCHITETTONICI
COORDINATE WGS84 N 43° 08' 59,58" E 12° 57' 19,26"
Quota: 517 mt

La chiesa della Madonna dei Calcinari
Una delle prime costruzioni che si incontrano entrando nel paese, nei pressi della contrada di Casci, è la chiesa della Madonna dei Calcinari, un edificio ad un'unica navata con la facciata a capanna ed una parete addossata al fianco della montagna, che sembra risalire al XV secolo.

La prima notizia certa risale al Verbale della Visita Pastorale di Mons. Camgliani, il 25 settembre del 1573, nel quale si legge che fu visitata la chiesa o oratorio di Santa Maria dei Calcinari. All'interno della chiesa fra il XV ed il XVI secolo furono eseguite numerose pitture votive, ma oggi purtroppo solo quattordici di esse sono sopravvissute all'usura dell'uomo e del tempo. 

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Il Palazzo Comunale

BENI ARCHITETTONICI
Coord. WGS84 N 43° 08' 46,78" E 12° 56' 57,21"
Quota: 511 mt

Il Palazzo Comunale
A poca distanza dalla chiesa, nella piazza del Comune, troviamo l'antico Palazzo Comunale, che oggi è sede del Municipio di Sefro. Il Palazzo, al quale è stato aggiunto un piano per sopraelevazione e nonostante le modifiche subite, conserva nei due livelli originari l'antica struttura muraria con un portale quattrocentesco. Non si hanno notizie certe che testimoniano la sua esistenza nello stesso periodo della nascita del Comune, nel 1240 o nel 1259, ma esso risulta già edificato l'11 Marzo del 1298, quando "davanti al palazzo comunale, il Consiglio e il Camerlengo del Comune di Sefro costituirono Uguccinello "Uguctionis" loro procuratore" per la lite con Pioraco. La vicenda narra che le frequenti inondazioni provocate dal corso irregolare del fiume Scarzito, erano la causa della rovina dei raccolti tra Sefro e il confinante comune di Pioraco.

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Il Mulino

BENI ARCHITETTONICI
Coord. WGS84 N 43° 08' 54,82" E 12° 57' 01,02"

Il Mulino
Nei pressi della chiesa di San Pietro troviamo i resti di una costruzione di epoca medievale che un tempo, grazie ad un piccolo vallato che vi convogliava una parte delle acque del fiume Scarzito, svolgeva la funzione di mulino ad acqua. Probabilmente l'edificio sorse in epoca medievale con i più antichi insediamenti di Sefro, ma la prima notizia certa della sua esistenza si ricava dagli Statuti del 1423. Sicuramente fino alla prima metà del 1800 il mulino risultava ancora funzionante e "animato da due ruote". Nei primi anni del '900 si sfruttò questa struttura per costruire il primo impianto di produzione di energia elettrica che utilizzava le acque dello Scarzito. Probabilmente alcuni dei macchinari, ancora conservati all'interno del mulino, erano legati proprio a questa attività, che rimase in funzione fino al 1922. L'ambiente che lo circonda è invaso da una fitta e incolta vegetazione che offusca la visione dei muri dell'edificio e impedisce di avvicinarsi.

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Il Castrum Sefranum

BENI ARCHITETTONICI
Coord. WGS84 N 43° 08’ 50,95” E 12° 56’ 57,36”
Quota: 513 mt

Il Castrum Sefranum
Gli statuti del 1423 descrivevano un centro abitato di modeste dimensioni, che era il cuore del paese e si distribuiva intorno al Castrum, mentre era attribuita una maggiore importanza alle tre contrade, tuttora esistenti, di Casii, Saxorum e Paghi et Gori, soprattutto nella determinazione delle magistrature.
Oggi non mancano le moderne edificazioni, ma il paese ha mantenuto l’antica divisione in tre terzieri e ha conservato alcuni caratteri propri dell’epoca medievale.

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Chiese di San Filippo

Tra gli elementi in comune tra Matelica e Treia possono sicuramente essere annoverate le chiese dedicate a San Filippo che sono capolavori architettonici del settecento marchigiano.

Se la chiesa di San Filippo a Treia è una delle più prestigiose nel novero dei Filippini, mostrano decorazioni e soluzioni spaziali frutto di un primo restauro a pochi anni dalla costruzione, conservano crocifissi lignei di grandissimo valore artistico (quello di Matelica è anche ritenuto miracoloso), custodiscono reliquie di santi proto-martiri: Matelica le ossa San Cesario, Treia i corpi dei santi Castoria, Venusta, Aurelio e Valentin. Su quest´ultimo alcuni studiosi hanno recentemente avanzato l´ipotesi che possa essere quello del vescovo patrono degli innamorati. Comune alle due architetture anche la facciata di laterzio e la notevole quantitá di cappelle interne: quattro a Treia, dove nelle nicchie agli otto angoli s´incastonano le statue degli Evangelisti e dei Dottori della Chiesa opere in stucco di Gioacchino Varlé, sei a Matelica tra cui spiccano quella della Pia Unione dei Lanari e dei Mercanti di panni lana e quella della pia Unione dei calzolai e lavoratori di pelli.

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Giuseppe Valadier

Giuseppe Valadier (Roma 1762-1839) Architetto, orafo ed argentiere tra i più importanti del periodo neoclassico è autore di numerose opere romane tra cui la sistemazione di Piazza del Popolo, il contributo alla definizione scientifica del moderno restauro sperimentato nell' Arco di Tito (col suo isolamento e la reintegrazione sintetica delle parti mancanti), la soluzione di consolidamento di un'estremità tronca dell'anello esterno del Colosseo. Si interessò anche del restauro dI Ponte Milvio al quale aggiunse la torretta.Architetto municipale di prima classe durante il governo francese, lasciò a Roma segni significativi di una moderna cultura urbana: curò il piano della promenade dei Fori Imperiali ed il singolare Coffee House (meglio noto come Casina Valadier) al Pincio dove realizzò una delle più significative sistemazioni paesaggistiche d'ambito urbano del tempo (1809-14). Nelle Marche, oltre alla facciata dell'Accademia Georgica di Treia ed al Palazzina Ugolini a Macerata, sue la cattedrale di Urbino e la Collegiata di Monte San Pietrangeli.

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  • Marcamontana è un terriorio di cui è ancora evidentissima l'impronta urabana medievale. Fortezze imponenti, strade lastricate dei centri storici che sono una teoria di viuzze quasi ritagliate tra le case, Palazzo o Castello che si affacciano sulla piazza principale, un corso in cui il passare del tempo è sottolineato dai diversi stili delle facciate. Nelle immediate vicinanze, frazioni nate dalle ville di derivazione romana che erano una sorta di aziende agrarie fortificate. Anche in campo urbanistico marcamontana mostra una chicca: a Treia c'e uno sferisterio per il gioco del pallone con il bracciale, gioco classico degli italiani a partire dal Cinquecento. Non del tutto sacrificata alle esigenze urbanistiche, l'Arena Didimi ogni prima domenica di agosto e teatro della disfida del Bracciale, rievocazione storica cui partecipano, oltre ai figuranti in costume dell' Ottocento,  oltre 80 giocatori in rappresentanza dei quartieri cittadini.

  • ingegneria militareSi tratta di un originale complesso di fortificazione portato a termine nel 1382 da Giovanni Da Varano.  Esteso su di un ampio arco per circa 12 km da Beregna a Pioraco verso il Potenza. era costituito da una trincea in legname corredata di terrapieni, gallerie e fossati difensivi. Collegata a vista da torri, ma anche da altri fortilizi medievali che poi evolveranno in raffinati castelli di residenza. come quelli di Aiello e di Lanciano, l'lntagliata costituisce un "unicum' tipologico non solo nelle Marche ma in tutto il centro Italia.

  • castelliNel Medioevo la difesa del territorio si concentrava nel rafforzamento dei centri maggiori. Spesso le porte delle mura erano difese da torri a loro sovrapposte, come a Treia. Delle torri isolate (controllo più che difesa di luoghi strategici) molte sono in pietra o laterizio: quadrangolari (Crispiero, Pitino, Aliforni), oppure poligone (Gagliole e Treia). Un raro esempio di torre cilindrica è a Valfibbia di Fiuminata. Talvolta le torri erano potenziate con originali strutture avvolgenti a spalto per le artiglierie, come nel Cassero di Castelraimondo ed a Carpignano di San Severino, unica con braga a base poligona smussata. Quelle cittadine invece svolgevano funzioni di torre civica o di presidio urbano di potenti famiglie come gli Smeducci a San Severino. Spesso le torri erano inserite in un sistema di difesa territoriale dei confini, come nell'Intagliata.

  • piazze“. . .Voltando le spalle al Comune si aveva davanti una cosa piú vicina ad una visione che ad una costruzione. Leggernente contenuta ai lati, di fronte la Piazza sfociava nel cielo. . .".  Così Dolores Prato descrive la suggestiva (ed unica nel suo genere) piazza di Treia, ottimo spunto per un tour tra le piazze gioiello di marcamontana; Ellittica, maestosa (224x55 mt), in gran parte porticata, Piazza dal Popolo, a San Secerino Marche è un trionfio di unità architettonica con la teoria degli straordinai palazzi che la delimitano.

    Piazza Mattei, a Matelica, offre anche una curiosa opportunità al visitatore. Tradizione vuole che, compiendo attorno  alla Fontana Ottagonale 7 giri di corsa, si acquisisca la simpatica "Patente da Mattu" (ovvero, patente di pazzo): a chi si cimenta nell'impresa, la conferisce ancora oggi la Pro Loco.

  • In marcamontana anche alla voce chiese corrispondono contenitori d'arte che meritano una visita, museo storico-artistica diffuso in cui tra mura di abbazie medievali, santuari rinascimentali e templi neoclassici spuntano affreschi, effìgi ed arredi sacri che testimoniano il passaggio di artisti del pennello e dell'intaglio di fama internazionale. La mano di Diotallevi di Angeluccio ha lasciato il segno nel santuario della Madonna di Valcora, nel Monastero di Fonte Bono, in Santa Maria Delle Macchie a Gagliole, città in cui Andrea De Magistris ha firmato l'affresco dove, vicino ai soggetti sacri tradizionali, compaiono due pastori, a San Domenico di San Severino. Veri trionfi artistici le chiese sanseverinati dove opere in legno o su tela sono seconde solo agli inestimabili affreschi dei Salimbeni. A Castelraimondo I' interno di Santa Maria Assunta vanta un Giovanni Boccati. A Pioraco la Madonna della Grotta una crocifissione di Girolamo di Giovanni e San Francesco una rarità: l'altare dei cartai. Opere rare, magari miracolose, sono comuni in questo territorio. È il caso della statua della Madonna di Loreto a Santa Chiara di Treia, del Crocilisso traumaturgo di San Giovanni Decollato a Matelca, dell'effìge della Madonna delle Lacrime a Pioraco.

  • In marcamontana è ancora evidentissirna l'impronta urbana medievale. Fortezze imponenti, strade lastricate dei centri storici che sono una teoria di viuzze quasi ritagliate tra le case, Palazzo o Castello che si affacciano sulla piazza principale, un corso in cui il passare dei tempo e sottolineato dai diversi stili delle facciate dei palazzi.

    Nel caso di San Severino Marche il  corso è sostituito da una straordinaria piazza ellittica su cui si affaccia una teoria ininterrotta di palazzi che sono veri capolavori architettonici cui vanno aggiunti il cinquecentesco Palazzo Ottoni  a Matelica e l'Accademi Georgica di Treia, opera del  Valadier.

  • La villa era originariamente una casa di campagna romana costruita per le classi sociali più elevate. Secondo Plinio il Vecchio,  vi erano due tipi di villa: la villa urbana, facilmente raggiunta per una notte o due, e la villa rustica, e la villa rustica, fattoria abitata dai servi (che si occupavano del lavoro dei campi e della manutenzione) e solo stagionalmente residenza dei proprietari. Dopo l'epoca romana il termine fu riferito ad una fattoria, solitamente fortificata, autosufficiente come un villaggio. A Leon Battista Alberti si deve la riscoperta della villa suburbana: una moda che nei secoli successivi darà vita a veri e propri capolavori di gusto ed architettura eretti con varie finalità.  Si connota con un toponimo Villa Speranza Sala (che prende il nome dalle sorgenti saline che a Passo di Treia sgorgavano  nell'alveo del fiume Potenza e che fino al 1860 dettero vita ad una fabbrica di sale) mentre nel tempo si e trasformato in residenza di svago il castello di Lanciano. È' a Villa Collio, voluta dal Servanzi Confidati, che troviamo infine uno dei più interessanti esempi di villa cosi come la intendiamo dalla meta dell'Ottocento in poi.

  • l teatri storici di marcamontana oltre che da ottimi cartelloni, sono legati da architetture, storia e leggenda.  Due gli architetti di grande fama: Giuseppe Piermarini, cui si deve il Teatro alla Scala di Milano, firma il progetto di Matelica; Ireneo Aleandri, autore dello Sferisterio di Macerata, è anche l'autore del teatro del Feronia.  A Matelica il restauro ha portato alla luce una capanna del V sec a.C. e strutture termali di età Imperiale. Il sipario del Teatro Feronia, disegnato da Filippo Biagioli, rappresenta il tempio sacro alla dea cui è intitolato e che aveva a Septempeda un tempio dove veniva celebrato il rito di liberazione degli schiavi. Ed è proprio un sipario, quello del Teatro Comunale di Treia, gioiello di acustica ed architettura, a raccontare un momento importante  della storia di marcamontana: la sconfitta degli Svevi a Porto Vallesacco.

  • Si innesta armoniosamente nella balaustra marmorea, disegnata da Andrea Vici a limitazione di una delle piazze  più belle d'ltaiia il tempietto con busto eretto in onore di  papa Pio VI che, nel 1790, conferì a Treia il titolo di Città. Se tra gli altri monumenti di marcamontana quello di maggior ...risonanza è il busto in bronzo di Bartolomeo Eustachi  (anatomista e medico sanseverinate da cui prende il nome il condotto che collega orecchio medio e faringe), la monumentale tomba  i in cui riposa nella sua Matelica  Enrico Mattei è un vero ricettacolo di opere dei più grandi scultori del Novecento.


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