Domenica 25 Giu 2017
Arte e Cultura

Organo Venanzio Fedeli

BENI STORICO
ARTISTICI
Coord. WGS84
N 43° 10’ 07,22”
E 13° 01’ 20,39”

DESCRIZIONE

È uno dei pochi strumenti superstiti della produzione di Venanzio Fedeli, un organaro attivo nella prima metà del XVIII secolo. La famiglia Fedeli è celebre nelle Marche per la vastissima produzione di organi, disseminati per tutto il territorio, ad opera di Giovanni e Giuseppe Fedeli, figli del più celebre Feliciano, autore del monumentale organo della Basilica di S. Bernardino all'Aquila (1726) e fratello di Venanzio. Gli organi nei quali è stata accertata la mano di Venanzio, sono più rari e meno vistosi rispetto a quelli eseguiti dagli altri artefici della famiglia, ma non per questo meno interessanti e di valore. L'organo di Seppio è stato oggetto di un restauro, negli anni 2001-2002, eseguito da Barthélémy e Michel Formentelli di Pedemonte (VR). All'interno dell'organo sono stati rinvenuti frammenti di striscioline di carta con frasi scritte ad inchiostro, grazie alle quali è stato possibile dare un nome all'artefice dello strumento.

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Xilografie Pettinelli

Descrizione

Le sedici piccole xilografie con episodi evangelici facevano parte della serie di oltre sessanta illustrazioni realizzate da Pettinelli e destinate ad illustrare un Vangelo mai edito. Gli episodi pervenuti, raccolti in un unico quadro, raffigurano diversi momenti della vita di Gesù, anche se per la maggior parte riguardano la sua attività pubblica e sono: Il paralitico prese il suo letto, I segni del Regno di Dio, Gesù fanciullo, Il medico fra gli ammalati, Resurrezione di Lazzaro, Comandava il mare, Dalla parte del pubblicano, Cristo tra gli apostoli, Il sepolcro vuoto, Scena di predicazione, Il ritorno del figliuolo smarrito, Il sacrificio degli innocenti, Simone pescatore di uomini, Anche la fanciulla udì e si alzò, Il sepolcro nella roccia, La gioia del Pastore.

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Abito da sposa

Soggetto

Abito femminile da cerimonia

Descrizione

L'abito riprende nella foggia le linee dell'andrienne, detto anche robe à la française, secondo quei dettami imposti dalla moda francese che trovarono diffusione in Italia dagli anni Venti del Settecento: trattasi di un tipo di abito sontuoso, realizzato anche in sete preziose, con taglio attillato nel busto e dallo scollo profondo o quadrato, maniche al gomito e gonna ampia con strutture sottostanti e, dettaglio che lo caratterizza, lo strascico a pieghe sciolte a partire dalle spalle. L'abito matelicese è composto da una sopravveste con un breve strascico collocato all'altezza delle spalle e da una sottogonna, con le morbide ampiezze della parte inferiore contrapposte allo stretto corpetto. Dal punto vita partono le increspature che si infittiscono in corrispondenza dei fianchi, funzionali all'ingombrante struttura sottostante, il panier, che conferisce voluminosità alla gonna. Le maniche sono strette fino al gomito e ornate alle estremità da merletto e tulle; gli stessi materiali sono utilizzati anche per lo scialle, posto a coprire in modo raffinato e vaporoso la scollatura, e per ornare i bordi di gonna e sottogonna.

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Chiesa di Santa Sperandia

Eretta sulle vestigia dell'antico tempio cristiano longobardo dedicato a S.Michele, questa chiesa, più volte ricostruita a partire dal secolo XIII, conserva il corpo dell'omonima santa, monaca benedettina morta a Cingoli nel 1276, compatrona, con sant'Esuperanzio e san Bonfilio, della città.

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Raccolte d'arte a Treia

Oltre alla pregevole raccolta di ritratti e di tele di soggetto sacro che sono in mostra nella pinacoteca, Treia offre spunti interessanti nell’ambito archeologico e storico-archivistico.

Sono il Museo Archeologico e la raccolta di oggetti di uso quotidiano conservata nei locali dell’Accademia Georgica a far luce sul passato rispettivamente romano e neolitico della città, mentre il compito di raccontare la storia medievale della città spetta a pergamene, incunaboli e ricchi volumi d’epoca, anch’essi visibili presso l’ Accademia.

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L´Iseo di Treia

Dall´epoca tolomaica la venerazione per Iside, simbolo di sposa e madre, protettrice dei naviganti, si diffuse nel mondo ellenistico, fina a Roma. Il suo culto, diventato misterico per i legami della dea con i mondo ultraterreno e nonostante   all´inizio fosse ostacolato, si diffuse in tutto l´impero romano.

La sua decadenza nel Mediterraneo venne favorita dall´avvento di nuove religioni misteriche come lo Zoroastrismo, e soprattutto, il Cristianesimo.

Ci sono tratti comuni nell´iconografia relativa alla dea egizia e alla Vergine Maria, ed è ragionevole supporre che già l´arte paleocristiana si sia ispirata alla raffigurazione classica di Iside per rappresentare la figura di Maria. Anche a Trea la prima Pieve cristiana sorse grazie alla trasformazone dell´Iseo laddove oggi si erge il Santuario del S.S. Crocifisso.

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Treia - La cultura

Vivace, bollante, anticipatrice la vita culturale di Treia nei secoli. Trea fu tra le prime ad affiancare agli dei romani il culto egizio di Iside; Montecchio ebbe una tra le prime accademie: la Georgica, oggi attivo centro culturale. Motore europeo di studi agrari nel secolo dei Lumi, appetita da Napoleone I, introdusse nuove colture ed i metodi di estrazione dell'olio dai semi. Tra gli accademia anche Volta e D'Alembert. Accademici e treiesi erano Luigi Lanzi, fondatore della moderna storiografia artistica italiana, presidente dell'Accademia della Crusca, poeta e letterato; i fratelli Benigni, cui si devono studi archeologici e botanici, Ilario Altobelli, treiese. francescano, a lungo in corrispondenza con Galileo, è lo scopritore de» satelliti di Saturno. Un fermento straordinario che si ritrova fin nelle pagine di Dolores Prato, scrittrice che a Treia ha dedicato un romanzo edito da Mondadori.

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Treia - L'arte

Trea, Montecchio, Treia: 25 secoli di storia che vanno dall'età romana (da conoscere attraverso la raccolta del Museo civico e di alcuni dei più bei palazzi cittadini), al medioevo (che riaffiora potente nella Torre Mulino ed in quella dell'Onglavina, nelle mura e nelle porte monumentali), all'epoca moderna ( un armonico insieme di stile rinascimentale e neoclassico che ha lasciato segni indelebili con piazza. Palazzo Comunale e Accademia Georgica. Arte è anche collezioni come quelle della Pinacoteca, della Cattedrale e di San Michele. Santa Chiara, Santa Maria in Selva. Arte è anche la scrittura di Dolores Prato nel suo Giù la piazza non c'è nessuno, romanzo edito da Mondadori, uno spaccato quasi lirico di una città fatta in primo luogo da uomini.

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L'archivio della Georgica

Preziosissimo l'Archivio Storico comunale, uno dei più antichi e completi delle Marche. Comprende 1.196 pergamene, la prima delle quali risale al 1161. Tra queste c'è il rogito a rotolo ( 12 metri) contenente gli atti de) processo intentato dai treiesi al podestà perugino Baglioni, accusato di aver favorito la fuga dalle prigioni del Cassero di Corrado d'Antiochia, sconfitto ed imprigionato nel dicembre 1263. Uno dei primi casi documentati di corruzione di pubblico ufficiale. L'archivio conserva anche incunaboli (cioè i primi tra i testi ad essere stampati con la tecnica di Gutenberg) e circa 850 volumi attinenti all'attività amministrativa e giudiziaria dal XII secolo in poi. La Biblioteca è ricca di oltre 15.000 volumi.

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L'arte della Carta

All' interno della trecentesca chiesa di San Francesco c'è l'altare dei cartai, testimonia come la fabbricazione della carta, che in città risale alla metà del XIV secolo, favorita dall'abbondanza delle acque, sia stata una risorsa essenziale per Pioraco. Le numerose piccole gualchiere divennero, nel XIX secolo, proprietà delle gloriose Miliani di Fabriano (oggi Gruppo Fedrigoni). La Gualchiera è la ricostruzione di una bottega medievale dove si assiste alla fabbricazione manuale della carta attraverso le tecniche ed i macchinari di un tempo.  L'antica arte rivive anche nel Museo della Carta e della Filigrana: filigrane artistiche, carte filigranate, documenti storici, attrezzature di diverse epoche testimoniano la lunga evoluzione della fabbricazione della carta dalle origini ad oggi.

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Museo di Storia Naturale

Allestito dalla "Fondazione Oppelide" all'interno del trecentesco palazzo antistante la Rocca Varano, custodisce numerosi reperti fossili e eminerali di provenienza locale che fanno da supporto a campioni importanti provenienti da ogni parte del mondo.  L'insieme fornisce una visione completa dell'evolversi della vita sulla Terra e nel territorio in particolare.  L'esposizione si struttura secondo un itinerario cornologico che, partendo da quella Archeozoica attraversa tutte le ere successive fino all'attuale. Fin dall'apertura al pubblico. da un lato  si è orientato alla conservazione dei reperti, dall'altro ha voluto costituire un dinamico strumento didattico e di formazione culturale introducendo alcuni servizi a disposizione del mondo della scuola e della collettività intera.

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Esanatoglia - San Sebastiano

La statua lignea di San Sebastiano custodita nella chiesa omonima è atipica rispetto alle altre diffuse nel territorio. La figura è solidamente poggiata sui grossi piedi che poggiano su una base esagonale con capitello. Le mani sono dietro il busto. legate alla colonna, Il perizoma è rozzo. Dalle ginocchia in su l'anatomia si nobilita e raffina. Gli occhi sono levati alla contemplazione, a muto dialogo. Di maniera i capelli che formano tante curate trecce che si chiudono a volume, in simmetria con l'aureola. La statua si può forse attribuire Lorenzo Taccaroni, scultore che tenne bottega ad Esanatoglia nella seconda metà del XVI secolo.

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  • Se tra i reperti pre-romani del territorio numerosi sono i frammenti di terracotta, nel Parco Archeologico Septempeda l'area occupata dall'impianto urbano e tuttora delimitata dalle mura in parte visibili, delle quali si conserva anche una porta a nord della Statale, stessa localita, un edificio termale e rinvenimenti archeologici attestano la presenza di un luogo di culto e di una bottega per la produzione di ceramica a vernice nera. Tra l'edifico termale e l'odierno Ospedale anche un quartiere artigianale del quale e stato portato alla luce un complesso di fornaci utilizzate per la cottura della ceramica. Braccano (frazione di Matelica) fin dal Neolitico si e sviluppata la produzione di vasellame modellato a mano, mentre, durante gli  scavi ne centro storico cittadino, sono stati rinvenuti vasellame domestico da mensa e da cucina e maioliche policrome con raffigurazioni di busti femminili, paesaggi, stemmi, decorazioni geometriche e floreali risalenti al periodo medievale e rinascimentale.

  • Archeologia  

    ll territorio è letteralmente disseminato di reperti archeologici datati dal periodo neolitico a quello piceno, da quello romano a quello altomedievale. Punte di diamante di queste collezioni i musei archeologici di San Severino Marche, di Matelica e di Treia. Tra le rarità statue egizie di inestimabile valore legate al culto di Iside, vinaccioli e Globo di Matelica.

    Pinacoteche

    Oltre a tele di maestri d' importanza mondiale, nella Pinacoteca Tacchi Venturi di San Severino Marche è stata ricostruita  un'intera cappellina con le Storie di San Giovanni Evangelista  dei fratelli Salimbeni.  Le pinacoteche di Treia e Matelica hanno valore storiografico oltre che artistico, la raccolta di Palazzo Lori è solo un assaggio dello straordinario patrimonio artistico che offre praticamente in ogni chiesa del territorio.

    Raccolte

    Il Museo Piersanti è il risultato della passione per l'arte ed il collezionismo di un alto prelato matelicese che ha concentrato nelle sale del suo palazzo un patrimonio artistico ineguagliabile per qualità e quantità delle opere.  Dedicato alla musica il Museo Ugo Bottacchiari che raccoglie memorie, manoscritti e composizioni musicali del maestro nato a Castelraimondo, in particolare repertorio operistico e partiture per canto, pianoforte ed orchestra, nonché locandine e foto.

    Musei della Scienza

    A Gagliole il Museo di Storia Naturale e a Matelica il Museo Archeologico offrono anche esperienze didattiche particolarmente interessanti. Fossili e funghi in mostra anche a Pioraco, dove la chicca è costituita dal Museo della Carta in cui si può  ancora assistere alla sua fabbricazione con tecniche medievali.

    Decisamente sui generis l'Accademia Georgica di Treia, dedita nel periodo illuminista agli studi agrari: disponibili bollettini agrometeo e risultati degli esperimenti di estrazione dell'olio dai semi.

    Musei del territorio

    A San Severino Marche ricostruzione di una casa colonica, giardino botanico museo vero e proprio con oggetti, strumenti e attrezzi della civiltà contadina, artigianale e protoindustriale. Attrezzi agricoli anche per la collezione Florindo Ferretti a Gagliole , mentre a Treia si può visitare un atterrato, casa contadina costruita interamente in terra e dotata di arredi originali.

  • arte lettereMarcamontana è legata a doppio filo non solo a Giacomo Leopardi, ma a due grandi scrittori del Novecento che delle loro città di origine hanno fatto il perno di straordinari racconti autobiografici. Dolores Prato, con prosa poetica, in "Giù la Piazza non c'è Nessuno" dà un affresco fotografico dei luoghi e dell'anima di Treia che identifica con l'età d'oro dell'intera sua esistenza. Libero Bigiaretti, poeta e narratore nato a Matelica, pluripremiato e tradotto in varie lingue, ambienta in città il romanzo "Carlone".

  • l teatri storici di marcamontana oltre che da ottimi cartelloni, sono legati da architetture, storia e leggenda.  Due gli architetti di grande fama: Giuseppe Piermarini, cui si deve il Teatro alla Scala di Milano, firma il progetto di Matelica; è di Ireneo Aleandri, autore dello Sferisterio, quello del Feronia.  A Matelica il restauro ha portato alla luce una capanna del V sec a.C. e strutture termali di età Imperiale. Il sipario del Teatro Feronia, disegnato da Filippo Biagioli, rappresenta il tempio sacro alla dea cui è intitolato e che aveva a Septempeda un tempio dove veniva celebrato il rito di liberazione degli schiavi. Ed è proprio un sipario, quello del Teatro Comunale di Treia, gioiello di acustica ed architettura, a raccontare un momento importante  della storia di marcamontana: la sconfitta degli Svevi a Porto Vallesacco.

    Teatro.jpgTreia teatro comunale.jpgPanoramica teatro Feronia.jpgMacerata_Sferisterio.jpg


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