Sabato 19 Ago 2017

Dipinto di Ghezzi

Soggetto

Miracolo di san Filippo a Vincenzo Maria Orsini futuro Benedetto XIII

Descrizione

La tela è una replica, in formato quadrato e di maggiori dimensioni, ispirata al noto dipinto ex-voto commissionato al Ghezzi da papa Orsini per il card. Ottoboni e da quest'ultimo poi donato alla chiesa di Santa Maria in Vallicella di Roma, chiesa madre degli Oratoriani di San Filippo, a cui era particolarmente legato (attualmente esposto presso la Cappella privata delle Stanze di san Filippo). Come nel piccolo dipinto romano realizzato tra il 1724 e il 1726, la scena della tela matelicese commemora il miracoloso evento accaduto al cardinale Orsini nel 1688 a Benevento durante il suo mandato arcivescovile: a seguito del terremoto che colpì in quell'anno la città, l'alto prelato si salvò prodigiosamente dal crollo dell'ambiente del Palazzo Vescovile dove risiedeva, grazie all'intercessione del suo santo protettore Filippo Neri.

Secondo la ricostruzione del miracolo dettagliata dallo stesso protagonista in una lettera, il massiccio armadio chiuso a chiave, colmo di scritture e immagini agiografiche di san Filippo, nel cadergli addosso non solo non lo schiacciò, ma si aprì prodigiosamente lasciando fuoriuscire tutt'intorno immagini del santo e, in particolare, facendo cadere sulla sua testa proprio quella raffigurante l'apparizione a san Filippo della Vergine, pronta a sostenere una trave pericolante, durante la costruzione della Chiesa Nuova (vale a dire il miracolo della trave affrescata sulla volta da Pietro da Cortona). La conoscenza diretta della fonte citata appare ben evidente nella particolareggiata impaginazione ambientale e nei dettagli narrativi riportati nella prima e poi nella seconda versione, che, nonostante il medesimo soggetto, presenta palesi differenze di ordine compositivo. Nella versione matelicese, il pittore ricorre ad un taglio ravvicinato della scena realistica focalizzando l'attenzione dell'osservatore, con fare arguto e ironico, sulla figura terrea, scomposta e immobile dell'Orsini tra le macerie mentre viene soccorso dalla concitata e stupita folla degli astanti, una vera e propria galleria di personaggi e di reazioni emotive. Ricorrendo ad espedienti teatrali, il protagonista appare illuminato da un fascio di luce che oltre ad evidenziare la resa quasi caricaturale del volto mette in risalto il mobile ribaltato e, soprattutto, le carte fuoriuscite tra cui spiccano proprio, in corrispondenza della testa, l'incisione con l'apparizione citata della Vergine a san Filippo e quella con il ritratto del medesimo santo, posta in prossimità del piede. Questa seconda versione testimonia da un lato la grande eco avuta dalla rappresentazione in ambito pontificio e dall'altra la capacità dell'autore di adattare la prima elaborazione del soggetto per una destinazione pubblica e ufficiale, come tradiscono il grande formato e la maggiore sobrietà della scena, quale era appunto la cappella della chiesa di San Filippo a Matelica. La sua committenza è stata messa in relazione ad un illustre personaggio matelicese presente in quegli anni a Roma e legato strettamente al papa Benedetto XIII, il cerimoniere e cappellano pontificio Venanzio Filippo Piersanti. Tra le tante motivazioni a sostegno di questa ipotesi (la devozione verso il papa e il santo di cui portava il nome, la destinazione per una chiesa intitolata proprio a san Filippo) c'è anche quella che lega l'anno del miracolo alla data di nascita del Piersanti, entrambi avvenuti nel 1688. La tela è tra le opere più riuscite di uno dei protagonisti della pittura della prima metà del Settecento tra Roma e le Marche, Pier Leone Ghezzi, ultimo esponente della nota dinastia di pittori originari di Comunanza. Malgrado la sua formazione accademica, Pier Leone nella fase più tarda, proprio per la sua indole acuta e tagliente, propenderà per scene realistiche e teatralmente costruite, spesso percorse da una sottile vena tragicomica. Significativa, tra la produzione grafica, le caricature e le scene di costume che restituiscono un ritratto vivace del suo tempo

CRONOLOGIA

Cronologia generica sec. XVIII

Cronologia specifica 1728 ca

Motivazione cronologia analisi stilistica, bibliografia

DEFINIZIONE CULTURALE

Autore Ghezzi, Pier Leone

Dati anagrafici Roma, 1674 -1755

Ambito culturale

DATI TECNICI

Materia e tecnica olio su tela

Misure cm 173 x 173

Stato di conservazione e specifiche buono (restauri: 1999)

CONDIZIONE GIURIDICA

Indicazione generica ente pubblico territoriale

Indicazione specifica Comune di Matelica

FONTI E DOCUMENTI DI RIFERIMENTO

Documenti d'archivio

Mostre Pier Leone Ghezzi, Ascoli Piceno 1999

Bibliografia

A. Lo Bianco, in Pier Leone Ghezzi. Settecento alla moda, catalogo della mostra a cura di Anna Lo Bianco, Venezia 1999, pp. 138-141 con bibliografia precedente; M. Massa, in I Ghezzi nelle Marche, Venezia 1999, p. 32; A. Delpriori, in Matelica. Segni di vita e di luce, a cura di A. Trecciola, Matelica 2005, p. 148; A. Antonelli, in Matelica. Storia, arte, archeologia, Milano 2006, p. 57

OSSERVAZIONI

Il quadro è collocato nella parete sinistra della seconda cappella sinistra della chiesa, dedicata ai santi Felice da Cantalice, Pio V e Luigi Gonzaga, successiva alla cappella sepolcrale della famiglia Piersanti.

COMPILAZIONE

Data compilazione 2013

Compilatore Biocco E.