Sabato 19 Ago 2017

Chiesa di Santa Maria, Laverino

La chiesa, costruita al di sopra di uno sperone roccioso, domina l’abitato di Laverino, dove esisteva un antico castello fondato nell’XI secolo da Rodolfo di Monaldo III dei Conti longobardi di Nocera, ma di cui non si ha più traccia. Anche la chiesa, di origini antichissime, potrebbe risalire a quest’epoca, ma è documentata solo a partire dal 1333-34 nelle rationes, le tasse pagate alla Santa Sede, dove compare citata con il titolo di pieve. Alla fine del XVI secolo faceva capo a tutti i villaggi circostanti e divenne la parrocchia più importante della diocesi di Nocera Umbra.

 

Le forme architettoniche sono il risultato di più fasi costruttive: la zona absidale, risalente al XIV secolo, è la più recente e consiste in una piccola aula con copertura a capriate. La parete principale è occupata da un altare settecentesco in legno dorato che custodisce all’interno una tela del XVI secolo con la Madonna e il Bambino che distribuisce il rosario alla comunità dei fedeli e tutt’intorno la serie dei misteri del rosario, descritti con gusto da ex voto.

Sulla parete a destra dell’altare si conserva una preziosa tela raffigurante la Vergine con il Bambino, Santa Lucia e Sant’Antonio Abate, della fine del ‘500, attribuita a Camillo Bagazzotti, pittore camerte vicino alla cultura figurativa di Simone De Magistris.

All’abside si innesta la navata, più antica, coperta da volta a botte, le cui pareti sono completamente ricoperte di affreschi, in parte lacunosi e accompagnati da numerose iscrizioni. I dipinti vennero realizzati da mani diverse e in più fasi nell’arco di due secoli, in un periodo che va dagli inizi del XV alla fine del XVI secolo.

Sulla parete di fronte all’ingresso, oltre a una Santa Lucia, datata 1421, e un San Pietro martire, il tema più ricorrente è il soggetto mariano nelle rappresentazioni della Madonna in trono con Bambino e Santi, la Madonna della Misericordia e la Madonna di Loreto. Predomina l’elemento lineare e statico che assume una forma espressiva più morbida nelle ultime scene a sinistra, datate 1573, la cui lettura però è molto difficile in quanto fortemente compromesse. Nel registro superiore campeggia, isolata, una Madonna con Bambino in trono, della prima metà del XV secolo, che sembrerebbe richiamare, se pur vagamente, i modi di Ottaviano Nelli da Gubbio.

La parete dell’ingresso invece si trova in un migliore stato di conservazione e presenta una maggiore unità stilistica. Da sinistra sono raffigurati: Sant’Antonio Abate e Santa Maria Maddalena nel registro inferiore, il Martirio di San Giovanni Evangelista, del 1406, caratterizzato da grande ricchezza descrittiva e vivacità narrativa, i Santi Rocco e Amico, tagliati nella parte inferiore a causa dell’apertura della porta d’ingresso avvenuta in epoca posteriore, una Madonna con Bambino in trono tra Sant’Antonio da Padova e Sant’Amico, del 1507, infine un Santo nobile e intellettuale.

La combinazione stilistica di elementi quali la qualità coloristica, le singolarità iconografiche e il gusto decorativo collegano i dipinti all’ambiente umbro di Matteo da Gualdo, ma soprattutto al rinascimento sanseverinate di Lorenzo d’Alessandro, interpretato in chiave maggiormente dialettale.

Al centro della chiesa, sotto il pavimento della navata, è posizionata anche una cripta di piccole dimensioni.

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