Mercoledì 24 Mag 2017

QUATTRO PASSI NELLA STORIA.

L'Itinerarium Antonini menziona sei strade che attraversano il territorio marchigiano. La quarta di queste, che il testo definisce Flaminia (ma che non deve il nome all'omonimo console cui fu intitolata la strada che univa Roma a Rimini), è una pietra miliare degli scambi commerciali e dei pellegrinaggi che hanno favorito la crescita e lo sviluppo del territorio di MarcaMontana. Dopo aver lasciato l'Umbria a Dubios, presso Nocera, raggiungeva Prolaque (Pioraco), Septempeda (San Severino Marche) Trea (Treia), Auximum (Osimo) ed Ancona per poi proseguire verso sud. Memoria di questo tracciato si trova anche negli scritti di Cicerone e Tacito che, a proposito di Calpurnio Pisone tornato dalla Siria, narra che sbarcò nel porto di Ancona e si incamminò per la via Flaminia alla volta di Roma.


MarcaMontana vanta un intenso passato cominciato dai primi insediamenti pre-romani e passato dalle fiorenti Signorie rinascimentali (come i Varano e gli Ottoni) testimoniato da resti archeologici, eremi ed abbazie (San Cataldo, S. Eustachio, Santa Maria in Selva, Valle Fucina e Madonna delle Macchie) che ricordano il fondamentale ruolo dei monaci nella cultura e nell'economia; centri fortificati (Gagliole, Castel Santa Maria, Palazzo di Esanatoglia, Elcito); rocche e torri (Torri di Crispiero, Rocca di Spindoli, Torre del Parco), parti integranti di antichi e complessi sistemi di difesa o, come nel caso delle torri lungo il Potenza, costruite verso il XIV secolo per proteggere dalle scorrerie il mulino che era all'interno.
Particolarmente interessante il percorso attraverso questa lunga esperienza di vita (integrato da laboratori didattici) proposto da musei come il Museo di Storia Naturale di Gagliole, quelli archeologici di Matelica e San Severino Marche, quello della carta di Pioraco in cui si può ancora assistere alla sua fabbricazione con tecniche medievali.
Decisamente sui generis anche due raccolte treiesi: l'Accademia Georgica e il Museo Archelogico. Importantissimo archivio storico, l'Accademia assurse al ruolo di faro europeo degli studi agrari durante il periodo illuminista durante il quale realizzò i primi bollettini agrometeo e gli esperimenti di estrazione dell'olio dai semi. Il Museo Archeologico, tra i molti ed interessanti reperti che vanno dal neolitico all'epoca romana, mostra le preziosissime statue egizie legate al culto di Iside che sono oggetto di studio ed ammirazione a livello mondiale.
Le prime tracce di presenza protostorica in MarcaMontana risalgono al Paleolitico e sono state rinvenute all'interno di due ecosistemi ancora oggi di formidabile valenza: la Gola di Pioraco e nella Valle di Sant' Eustachio. Da esse molto sappiamo della vita del tempo in marcamontana, ma il primo e unico sito neolitico marchigiano di cui conosciamo persino i tipi di cereali che erano coltivati è Santa Maria in Selva (Treia). Alcune impronte nel cosiddetto intonaco di capanna sono infatti state identificate come pertinenti a orzo e frumento.
Officine litiche e laboratori ci hanno lasciato oggetti in rame o in bronzo, ambre ed ori, corredi domestici e di armi, rudimentali arnesi e punte in selce come elaborati manufatti.
Sono esposte in numerose collezioni e nei musei archeologici del territorio, alcuni dei quali conservano rarità di inestimabile valore.
La civiltà dei Piceni, di cui fu grandissimo studioso il settempedano Giuseppe Moretti (cui è intitolato il museo archeologico della città), ha lasciato ampie tracce dove sorgeva il castello e con le ampie necropoli rinvenute recentemente a Matelica, in particolare quelle del VII secolo a.C. Il Museo Archeologico di Matelica espone anche due singolari rarità: il cosiddetto Globo di Matelica (forse un orologio solare di cui esistono solo 2 esemplari al mondo) e vinaccioli rinvenuti in un' antica tomba, che testimoniano come la coltura della vite qui abbia tradizioni millenarie.
Anche radici più recenti sono raccontate da percorsi espositivi: a San Severino Marche c'è ricostruzione di una casa colonica, giardino botanico museo vero e proprio con oggetti, strumenti e attrezzi della civiltà contadina, artigianale e protoindustriale. Attrezzi agricoli anche per la collezione Florindo Ferretti a Gagliole, mentre a Treia si può visitare un atterrato, edificio i cui muri sono costruiti in terra cruda, usata da sola o frammista alla paglia secondo una tecnica tra le più antiche conosciute dall'uomo.