Mercoledì 24 Mag 2017
Comune
  • L'infiorata

    Cittadina della Provincia di Macerata, è situata quasi a conclusione dell'Alta Valle del fiume Potenza, in un ambiente naturale piuttosto gradevole, costituito da una serie di rilievi collinari, che terminano con la quinta montana preappenninica formata dai Monti Primo, Gemmo e di Crispiero. Ad annunciarla da lontano è il Cassero, torre medievale in origine merlata e alta 37 metri, vestigia di un passato illustre e suggestivo. La presenza dell'uomo nella zona è certificata da reperti archeologici del Mesolitico o Neolitico e d'origine romana, ma solo nei secoli del Basso Medioevo si hanno i primi documenti storici che attestano l'esistenza dell'Ospedale di Rotabella e della chiesa di San Bartolomeo, citati con certezza sin dal 1290. Lotte tra Guelfi e Ghibellini, tra Matelica, San Severino e Camerino, hanno favorito la fondazione del Castello di Raimondo, in un'area particolarmente interessante per il controllo dei traffici e delle popolazioni. Aspetti geografici favorevoli, la presenza dell'antico diverticolo della Flaminia e del fiume Potenza hanno incentivato la possibilità di sviluppo del primo nucleo castellano. La data presumibile di costruzione del centro fortificato è compresa tra il 1311 e il 1318: Raimondo di Attone di Aspello (Francia), legato di papa Clemente V e Rettore della Marca, concede al capitano del Popolo e al signore di Camerino, Berardo di Gentile, la facoltà di edificare il Castrum Raymundi in prossimità del piano scaturito dalla confluenza del rio Lapidoso con il fiume Potenza. Il nucleo originario, strutturato con doppio fossato (1318), cinto da possenti mura e con ben undici torrioni, è senz'altro opera di grande ingegneria militare. Scontri intestini per tutto il Rinascimento, terremoti tra il '700 e l'800 e risanamento edilizio dei primi decenni del '900 hanno cancellato l'intero impianto urbanistico. Sono scomparse la chiesa di San Bartolomeo e la cappella della Maestà; restano tuttora parti di mura castellane, la costruzione principale trasformata nel corso dei secoli in casa parrocchiale e la torre detta del Cassero, che è diventata il simbolo di Castelraimondo, lo stemma ufficiale della comunità prima e del Comune moderno. L'antica chiesa parrocchiale di San Biagio, contemporanea al castello, ma censita solo a partire dal 1330, come soggetta alla Pieve di San Zenone di Gagliole, assume sul finire del '500 le funzioni plebane per l'amministrazione del battesimo. L'edificio è stato più volte rimaneggiato: una ristrutturazione è sicuramente avvenuta nel '700; a causa dei danni riscontrati nel terremoto del 1799, è ampliata con la costruzione dell'attuale facciata, risalente al 1802. Il disastroso incendio del 1906 ha portato a una quasi completa ricostruzione sia delle strutture portanti, sia dell'ornato interno e della variazione degli altari, privati delle opere d'arte originarie. Una torre del complesso fortificato, in epoca imprecisata, è stata trasformata in campanile, sul quale oltre alla campana civica risulta posizionato, nella seconda metà del '600, l'orologio della comunità. Lo sviluppo del paese fino all'800 è rimasto pressoché invariato, tuttavia il massimo ampliamento si è verificato nei quartieri del Borgo e delle Aie; a partire dai primi anni del '900 grande attenzione è stata rivolta all'espansione verso Camerino, con la realizzazione del Corso principale, delimitato da pregevoli edifici in stile Liberty, in parte purtroppo sostituiti. Attualmente la cittadina ha trovato nelle attività artigianali e industriali ulteriore incentivo per la crescita, ma insieme alle frazioni presenti sul territorio, ricche di storia, d'arte e di cultura, ha saputo mantenere vivo quel rapporto tra passato e futuro, tra tradizione e modernità.
    vista_dall_alto_del_cassero_e_del_municipio.jpgretro_della_chiesa_di_san_biagio.jpgcampanile_di_san_biagio_e_il_cassero.jpgtorre_del_cassero_e_particolare_della_fontana_dei_leoni.jpgchiesa_di_san_biagio_vista_dal_cassero.jpgnotturno.jpgpiazza_della_repubblica_municipio_e_torre_del_cassero.jpgil_borgo.jpg
  • EsanatogliaEsanatoglia, borgo storico di cui è cittadino onorario Renato Zero, ha un feeling particolare con lo sport e l'arte. Teatro di gare internazionali di motocross, riserva agli appassionati del volo libero i Tre pizzi del Monte Gemmo, campo tra i più sicuri (specie per il parapendio) e meglio disposti per i venti che soffiano tra maggio e settembre. Gli amanti dell'arte, oltre a raccolte ed opere di pregio vi trovano uno splendido scrigno futurista come Casa Zampini, con arredi a firma Ivo Pannaggi. Memorabili le escursioni come quella alle sorgenti dell'Esimo attraverso prati attrezzati per la sosta ed il fitness. Al ritorno restano l'architettura medievale e rinascimentale da ammirare, le tipicità da gustare, le produzioni artigianali da scoprire, la vivace vita culturale cittadina da vivere ed un ricco cartellone di eventi.

  • fiuminataDeve il nome alle vicine sorgenti del fiume Potenza. Probabile sede di insediamenti preistorici come testimoniano i ritrovamenti di reperti dell'età del bronzo, con le sue sue ventiquattro frazioni la città è completamente immersa nel verde di un ambiente incontaminato. I laghetti degli Stoni, l'area floristica di Monte Pennino, i prati montani e le numerose faggete secolari sono un humus ideale per l'escursionismo e la pratica sportiva. All'interesse per l'ambiente si sposa quello per il notevole patrimonio storico ed artistico fitto di testimonianze in tutto il territorio: rocche, castelli, chiese ed eremi assurgono al ruolo di raccolte museali outdoor mixate all'opportunità di un tour per riscoprire tipicità e produzioni d'eccezione tra cui la crescia fogliata.

     

  • gaglioleLa storia di Gagliole data in epoca pre romana con il ritrovamento di insediamenti preistorici effettuato a più riprese nella vallata del Potenza ed a Colle Marte. Sono del Medioevo però le tracce ancora oggi evidenti: il castello, la rocca, eccellenza dell'ingegneria militare marchigiana, Santa Maria della Pieve. Architettura ed arte sono strette in un connubio che si rafforza per la penetrazione all'interno di un tessuto naturalistico che fornisce lo spunto per escursioni indimenticabili: Prati, Valle dell'Elce, Grotta dell'Elce e del Sasso Pozzo. Un tour che comprende anche le frazioni testimoniano la secolare attività agricola e la pratica della fede religiosa tradizionalmente ad essa legata: i mulini si alternano agli edifici di culto, templi ed eremi di inestimabile valore storico e ricchi di affreschi preziosi come la Madonna delle Macchie.

    eremo_macchie.jpgpanorama.jpgmacchie_gagliole.jpgpanorama2.jpgrocca.jpg

     

  • matelicaAl centro della Vallata dell'Esino, protetto dall'abbraccio dell'Appennino, parallelo all'Adriatico, il territorio di Matelica ha caratteristiche uniche che gli consentono di generare una meraviglia dell'enologia: il Verdicchio di Matelica, il vino che si fregia di una delle prime DOC istitute a livello nazionale. Centro dell'omonima Strada del Vino, è un luogo intriso di storia, arte, cultura. Archeologia, architettura, chiese, eremi, raccolte, musei dilatano la dimensione turistica. Il territorio è disseminato di testimonianze di ieri come d'avanguardia, di luoghi mistici come di scorci naturali, di opportunità ricreative e sportive, di risorse imprenditoriali e laboratori di qualità, di aziende agricole e vitivinicole che l'hanno fatta conoscere al mondo come i tanti suoi figli illustri citati dai libri di storia a livello mondiale.

    Facciata Palazzo Finag0004.jpgPiazza Enrico Mattei.jpgFacciata Sfilippo.jpg1011percorso38.jpg1011percorso37.jpgTeatro.jpgEnoteca.jpgCorso VittEmanueleII.jpgmuseo archeologico 1.jpgPanorama Matelica Gol0008.jpgIMG_6633.jpg14 Loggetta Ottoni sec XVI.jpg1011percorso36.jpg

     

  • pioracoPioraco è stata definita la Svizzera delle Marche per le sue straordinarie bellezze naturali di grande suggestione come il Sentiero Vurgacci. Per queste, ancora oggi intatte, Isabella D'Este Gonzaga diceva che è "loco tanto ameno quanto la natura havesse potuto fare". Completano l'offerta moderne strutture sportivo-ricreative. Ricco di acque, il territorio ha ispirato ai suoi abitanti la fabbricazione della carta: una raccolta di filigrane documenta l'attività svolta nella cartiera dai suoi maestri incisori; nella Bottega della Carta si assiste alla fabbricazione manuale con tecniche e strumenti del 1300. Come in tutto il territorio , chiese e palazzi sono scrigni di arte. Grandi pittori come Luca Signorelli, hanno lasciato tracce straordinarie della loro produzione.

     


     

     

  • san severinoImmersi in una natura rigogliosa e benigna, il nucleo antico di Castello, la splendida Piazza del Popolo con Palazzo Municipale e Teatro Feronia, il Museo Archeologico, la Pinacoteca, chiese, santuari, monasteri, un centro storico in cui palazzi straordinari si susseguono in una lunga teoria architettonica sono solo alcune delle meraviglie che riserva San Severino. Qui tutto nel tempo sembra essere stato speciale. Septempeda era una delle più importanti stazioni del territorio piceno. Da qui passavano i pellegrini che si recavano a rendere omaggio alla tomba di San Pietro, San Francesco, eremiti, mercanti, uomini d'arme. Qui vissero artisti straordinari come i Salimbeni. Un tour fatto di castelli, affreschi, dipinti, piazze, ed una vivacità culturale che ha pochi eguali.


     

  • sefroSefro occupa il bacino dello Scarzito, affluente del Potenza, pescose acque alimentate dalla conca di Montelago. La natura trionfa: passeggiate nei boschi, a piedi o in mountain bike, incontro con daini, cinghiali, istrici, tassi, aironi, falchi e poiane. Si incrociano gli spazzi delle cotte per la produzione di carbone vegetale; i sentieri non mancano di edicole e di croci, perchè il territorio era percorso da pastori, boscaioli, pellegrini, avventurieri e briganti, e soprattutto perchè ci sono stati periodo nei quali, molte persone, in cerca di pace, vi edificarono i loro romitori. Per ristorarsi dopo le escursioni ci si affida alle tipicità locali: bovini di razza marchigiana, allevati al pascolo brado, trote iridea e salmonate, specialità al tartufo e ai funghi e la tipica "crescia", ottima se farcita con i rugni.

  • treia25 secoli di storia, arte e cultura nella teoria ininterrotta di una piazza-balcone, archeologia, palazzi, chiese, raccolte, un gioiello come l'Accademia Georgica. Ne dà uno struggente affresco letterario Dolores Prato nel suo "Giù la piazza non c'è nessuno". Treia è testimonial del gioco del pallone col bracciale, sport spettacolare amato da Leopardi, che al più grande giocatore di ogni tempo, il treiese Didimi, ha dedicato una canzone. Per la Disfida la città torna al primo Ottocento, quando Didimi la rese famosa in Italia. In un tour dove industrie d'eccellenza affiancano tradizionali attività la qualità della vita si misura anche dalla tavola. Il calcione è riconosciuto come prodotto tradizionale regionale. Per gustarlo con Verdicchio o Vernaccia, da non perdere la Sagra del Calcione senza trascurare quelle della Polenta e del Maialino alla Brace.


  • PanoramaAi piedi del Monte S. Vicino, sopra l'ultimo di una serie decrescente di cocuzzoli, si va ad incastonare il paese che un tempo fu "Ficano", il quale dà la possibilità a chi lo visita di godere di una vista ammaliante, capace di rubare la mente e anche il cuore. Alle spalle di Poggio San Vicino la montagna, ad oriente la valle ricoperta di uliveti, vigneti e casolari, testimoni della vita rurale che ha caratterizzato per decenni il villaggio. La posizione strategica e l'antichità del luogo è dimostrata dalla sua Torre posta alla sommità del colle, unico resto dell'antico "Castello di Ficano" insieme alla Chiesa di San Giovanni Battista, piccola perla che a dispetto del suo involucro modesto ed anonimo racchiude bellissimi affreschi del '500 di Andrea De Magistris e Durante Nobili. Alla sommità della piazza padroneggia invece la Chiesa di Santa Maria Assunta, costruzione del '800, contenente tra l'altro un antico Cristo in Croce ligneo di arte fiorentina del '500 ed un antico organo recentemente restaurato. Ma quello che più attrae del poggio sono la salubrità dell'aria e la freschezza delle acque sorgive, unite ad un popolo ancora genuino ed accogliente che farà di un turista un vero e proprio ospite. La tranquillità del territorio e l'ambiente incontaminato saranno invece compagni ideali per coloro che amano le lunghe passeggiate a contatto con la natura, magari con l'ausilio di bacchette da nordic walking o mountain bike. Ma ideale anche per coloro che insieme alle proprie famiglie vogliono passare un pomeriggio di riposo e lontano dal caotico frastuono delle città. Poggio San Vicino è questo semplicità natura e bellezza autentica.

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  • cingoli panoramaImmersa in una delle zone floristicamente più belle, ricche e rare del paesaggio mediterraneo, Cingoli (m. s.l.m. 631) sorge in posizione panoramica sul lato orientale del versante adriatico del gruppo montuoso, comunemente indicato come Preappennino, che si staglia sull'alta valle del Musone e alle cui spalle si erge la Dorsale Appenninica vera e propria. L'eminenza topografica di Cingoli - cui un antico mito di fondazione collega a un ancestrale culto solare legato ai nomi di Picus e della maga Circe - considerata in relazione alla superba veduta panoramica a cui questa da adito, ha con il tempo permesso alla città di guadagnarsi l'appellativo di "Balcone delle Marche". Una "Posizione incantevole" dalla quale si ha accesso a "Panorami sconfinati" per parafrasare ciò che il pittore Donatello Stefanucci aggiunse a commento di una sua celebre veduta di Cingoli (conservata nella Pinacoteca comunale). L'omogeneità del tessuto urbano corrisponde a una forte coesione ambientale: l'abitato, la cui salubrità climatica è proverbiale ormai da cinque secoli, si inserisce armonicamente in un paesaggio dove l'opera dell'uomo e quella della natura si sono perfettamente integrate valorizzandosi a vicenda. Esempio di grande fascino dell'atmosfera tipica di altri medi e piccoli centri della zona dell'antica provincia Picena, Cingoli se ne discosta al tempo stesso per la nobiltà, la complessa profondità e la gloria di un passato che ancor oggi è percepibile nelle ombre lunghe che alla sera gli antichi eleganti palazzi proiettano sulle piazze e sulle vie.

  • apiro panorama

    La Storia
    Nel corso degli anni, si è avuto modo di credere che oltre all'attuale castello di Apiro, ne esistesse anche un altro ubicato in altro luogo; si è ipotizzato che il primo insediamento fosse avvenuto sui Piani, un rilievo montuoso di circa 900 m s.l.m. poco distante dall'attuale centro, precisamente nei pressi della Chiesa di San Nicolò. Questo centro venne, molto probabilmente, distrutto poi dai Goti e dai Longobardi come tante altre città Picene; gli scampati si spostarono nell'attuale collina dove risiede oggi Apiro, dando vita ad un nuovo insediamento che estese la sua giurisdizione su un vasto territorio e castelli vicini, identificandosi con l'appellativo di "Abitanti della valle di san Clemente" che va dal Monte San Vicino fino a Castelsanpietro. Anche sui Piani venne ricostituito un nuovo castello chiamato "Pyre" che entrò chiaramente in combutta con il nuovo più in basso e fu così che nel 1227 in seguito ad una battaglia, il vecchi castello fu definitivamente distrutto e gli abitanti del nuovo, da quel momento iniziarono a chiamarsi "Pirani" in onore alla vittoria riportata. In realtà esiste anche un'altra ipotesi sull'origine del nome di Apiro e cioè che derivi da un albero di pero ed in realtà lo stemma del Comune di Apiro è un albero di pero: "con le radici nel suo ceppo e nei lati del tronco una P ed una I che vogliono dire Pirum". La storia ci dice che in seguito passò sotto il dominio di Jesi e, dopo la breve dominazione di Francesco Sforza (1433-34), venne annesso alla giurisdizione pontificia fino all'Unità d'Italia del 1861.

    Il Territorio
    Apiro sorge ai piedi del Monte San Vicino (1479 m s.l.m.), è ubicato sulla cima di una collina a quota 516 m s.l.m. a confine tra la provincia di Macerata e quella di Ancona e conta 2497 abitanti. Il suo territorio si estende per circa 54 kmq e confina con i comuni di Cupramontana, Cingoli, San Severino marche, Matelica, Poggio San Vicino e Serra San Quirico. Nonostante il suo apparente decentramento, la città è ben collegata da strade e servizi pubblici, con i grossi centri più vicini della regione: Jesi a 25 Km, Fabriano e Macerata a 42 Km e a 54 Km Ancona, capoluogo della regione e a soli 38 km dall'Aeroporto "Raffaello Sanzio" di Ancona (immettere il link dell'aeroporto). L'area del Comune di Apiro è decisamente rurale e vanta una vocazione particolare per la produzione di prodotti agricoli di elevata qualità, quali vino Verdicchio ed Olio extra Vergine di Oliva. Posto in mezzo ad una verde vallata incuneata tra i monti, Apiro gode di un magnifico panorama cesellato dalle alte cime del Gran Sasso e della Maiella. Il suo territorio, tipicamente collinare, spazia tra le valli dell'Esino e del Musone, chiuso dalla catena dei monti Sibillini e dalle altre colline del cingolano. Il suo centro storico, ricco di opere d'arte, è fortificato da mura castellane, mentre il comprensorio è di rilevante interesse ambientale.

    porta_cavour.jpglapide_piazza_baldini.jpgil_corso.jpgcomune_apiro.jpgmonumento_ai_caduti.jpgle_mura_castellane.jpgil_torrione.jpg

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