Domenica 25 Giu 2017
Rievocazioni Storiche

rievocazioniGiugno e luglio di marcamontana sono segnati dalle rievocazioni storiche anticipate da una settimana di festa ed animazione. Per la festa del Patrono San Severino Vescovo, la città organizza il Palio dei Castelli con cui ritorna al Quattrocento, quando era sotto la signoria degli Smeducci. Ogni prima domenica d’agosto invece Treia torna al 1821 per la Disfida del Bracciale in onore di Carlo Didimi, giocatore leggendario cui Giacomo Leopardi ha dedicato la canzone A un vincitore nel pallone.

La leggenda di Didimi

Didimi, ritornando dal nord dove aveva disputato un incontro, fermatosi per il cambio della diligenza, si trovò ad assistere ad una partita in una città della Romagna. Il gioco procedeva tranquillamente quando si accese un'animata discussione circa un pallone giudicato buono dagli uni e fuori dagli altri.
Didimi non seppe resistere alla tentazione di scendere in campo e dare il suo parere in termini così precisi e perentori che la discussione si spostò e ricominciò intorno a lui.
Gli animi si scaldarono ed il clamore sfociò nelle dichiarazioni di sfida e nelle immancabili scommesse. Allora prese il bracciale per far vedere in pratica che certi tiri ritenuti impossibili si potevano anche fare. Quando la posta gli sembrò sufficiente, cominciò a colpire il pallone con una maestria tale da dirigerlo dove voleva. Mentre gli scommettitori allibiti vuotavano le proprie tasche, fece un'ultima battuta che lasciò il pubblico sbigottito.
Uno spettatore, che si era avvicinato al campione per vederlo meglio da vicino, esclamò: "O sei il diavolo o sei Didimi!" A quel punto il campione rispose sorridendo: "Che cosa c'entra il diavolo, io sono soltanto Didimi di Treia".
Di questo aneddoto corre per le Marche un'altra versione;
Didimi stava giocando a Macerata e, in un' azione di battuta eseguita dal fondo dello sferisterio, riuscì con un colpo a sorvolare tutta l'arena e far piombare il pallone nella zona dell'attuale piazza Nazario Sauro. Il pallone cadde accanto ad un ignaro cittadino il quale, stupito, volgendo lo sguardo al cielo esclamò: "O questo è Dio o questo è Carlo Didimi".

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Storia del gioco del pallone

Nel Cinquecento il pallone col bracciale divenne, come affermava lo storico rinascimentale Burckardt, il gioco classico degli italiani. Per iniziativa dei principi e di alcuni municipi si eressero sferisteri di architettura classica che diventarono teatri di sfide famose (tra gli sferisteri d' Italia il più maestoso è ed è sempre stato quello di Macerata; nelle grandi città, sono stati spesso sacrificati alle esigenze urbanistiche). Oppure si giocava lungo i bastioni delle fortezze o sulle pubbliche piazze ove si costruivano palchi monumentali per far star comodi i numerosi uomini d'armi, gli aristocratici, gli illustri capitani e le nobildonne che sempre più numerose assistevano agli incontri. I signori e i principi del XVII secolo seguitarono a favorirlo per la grande affluenza di gente che attirava alle loro città, per l'entusiasmo che suscitava e la solennità che aggiungeva alle loro feste e, soprattutto, per il lustro che da tutto ciò derivava al loro nome.
Il bracciale, pur suscitando gli entusiasmi del popolo, veniva praticato quasi esclusivamente dai nobili. I figli del popolo usavano l'ingegno e l'astuzia e cominciavano a giocare lungo le mura del paese utilizzando al posto del bracciale una rudimentale tavoletta ed al posto del pallone delle palline di stoffa dette cimose. Il Settecento e l'Ottocento furono i secoli che videro la costruzione di tutte quelle arene nelle quali si sono svolti gli incontri e le sfide più memorabili.

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